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Sito ufficiale del Comune di Rometta (ME) |
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Rometta |

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Beni Culturali |








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Chiesa Bizantina
La Chiesa di Gesù e Maria, anticamente detta Santa Maria dei Cerei (o della Candelora) è la più antica di Rometta. Sorge nella parte orientale, su uno sprone roccioso dal quale si domina l’abitato di San Cono e gode dell’incantevole ambiente naturale che la circonda e di un contesto urbano, dalle caratteristiche tipicamente medioevali, mantenutosi quasi intatto. L’edificio sacro, eretto con molta probabilità tra il VI e il IX sec. rispecchia il tema essenziale dell’architettura bizantina: a pianta centrale cupolato. L’aspetto esterno si presenta con un aspetto massiccio, dalla forma di un parallelepipedo sormontato da un tamburo ottagonale dal quale emerge un capolino emisferico depresso, secondo il tipo tradizionale delle cupole romane. La pianta è a disposizione centrale con croce greca inscritta, alla quale si aggregano quattro ambienti interni angolari da essa nettamente separati da spessi mura. Di forma quadrata e ricoperti con vola a crociera, i quattro ambienti sono messi in comunicazione tra loro da piccoli vani arcuati a pieno centro. Le pareti interne dovevano essere tutte affrescate: si conservano ora solo alcuni residui di una decorazione a motivi sacri con frammenti di iscrizione greca. |
Tracce di aggiunte posteriori al periodo di edificazione si notano all’esterno. Nella parete ovest si osserva un portale cinquecentesco, in pietra geliva locale, murata dopo una sua breve utilizzazione. E’ possibile notare che originariamente la chiesa possedeva il caratteristico Narcete o atrio che copriva le tre porte d’entrata rivolte verso oriente, in direzione della Terra Santa. Per molti decenni, la Chiesa fu erroneamente indicata nelle fonti letterarie con il nome del San Salvatore, errore dovuto all’architetto Camillo Autore che scambiò il sito di un altro edificio bizantino che sorgeva in altra zona di Rometta e scomparso all’epoca in cui il nostro studioso scriveva
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Il Palatium di Federico II
Non si conosce con certezza la data della costruzione del Palatium, ma molti studiosi concordano nel porre la sua edificazione non oltre il tredicesimo secolo. L’antico complesso fortificato sorge su un poggio al centro dell’abitato e per tutto il medioevo rappresentò il cuore della città-castello di Rometta. Il Palazzo fortificato oltre ad assolvere alle funzioni di Mastio, offriva spazi e comodità di una suntuosa dimora civile. Dalla ricostruzione ideale ci appare un complesso militare e residenziale distinto in due parti, separate da un cortile al cui centro sorgeva una grande cisterna d’acqua piovana. Al Palazzo vi si accedeva da una porta fortificata, la cui via si perde tutt’ora tra gli stretti vicoli del borgo medievale. |
Il tutto era unito da un grosso muro di cinta (spesso m.1,60) che fungeva anche da contenimento per le frane che minavano la stabilità dell’intero Poggio. La tradizione locale racconta che l’imperatore Federico II di Svevia spesso vi dimorò soprattutto nel periodo estivo. Le fonti scritte annoverano il Palatium tra i beni della Corona del Regno di Sicilia e come tale fu adibito a residenza ufficiale del Capitano di Città che era il diretto rappresentante del Sovrano in una città demaniale.
Attualmente di tutto il plesso residenziale rimangono solo alcuni ruderi di una parte del Palazzo e la Torre Carceraria. Quest’ultima è una solida costruzione in pietra squadrata e costituiva la parte estrema del gruppo fortificato con funzioni di torre-vedetta. In seguito fu destinata a luogo detentivo per i condannati a morte. |
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Porta Terra o Milazzo
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Porta Castello o Messina
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Chiesa Madre SS.Maria Assunta
Edificata nel periodo normanno (XI sec.), possiede un’impostazione planimetrica a forma basilicale a pianta longitudinale, a tre navate con navata trasversale. Le tre navate terminano oltre il transetto con tre ambienti distinti, di cui quello centrale, il Coro, si differenzia dagli altri
per la maggiore ampiezza. L’attuale configurazione planimetrica sembra essere quella originaria, sulla quale si sono sovrapposte ristrutturazioni successive. La parte più antica è quella che comprende le tre navate, divise da due filari di colonne quadrate, sormontate da capitelli di stile arcaico e terminanti con un ordine di archi a sesto acuto od ogivali. Dello stesso ordine si presentano l’arco trionfale e i due archi delle navate laterali che immettono nel transetto. Delle cinque entrate, solo la porta sud, ad ogiva con un semplice archivolto, risale alla costruzione originaria, mentre le altre rimontano ad un’epoca successiva, quasi sicuramente dopo il terribile terremoto del 1693. La chiesa fu ulteriormente danneggiata dal terremoto del 1908 con il crollo parziale della navata centrale che venne ricostruita ricalcando fedelmente l’originaria struttura architettonica della fondazione. Di notevole pregio il monumento funerario del 1780 in pregiato marmo policromno dove riposano le spoglie mortali dei donatori dell’altare maggiore, Antonino Bosurgi e la consorte Angelica. |
Dietro l’altare si trova il Coro ligneo, pregevole opera. Il Coro occupa lo spazio absidale con un insieme di ventuno stalli lavorati preziosamente ad intaglio ed intarsio. Esso si presenta come un’imponente opera artigianale in legno di noce che può essere inserita tra i rari cori eseguiti in Sicilia tra la fine del secolo XVI e la prima metà del secolo successivo. La lavorazione ad intaglio delle fiancate laterali delle panchette terminano in sfingi alate dal copricapo a forma di elmo di gusto spagnoleggiante. Nelle restanti parti del coro troviamo, lavorate ad intaglio, raffigurazioni zoomorfe e a grottesca, oppure sfingi e cariatidi dal volto umano e dal corpo stilizzato che scandiscono verticalmente gli stalli.
In quest’ambiente si riunivano in preghiera i Prelati della vasta Arcipretura (sino al 1900 inglobava le Parrocchie di Saponara, Villafranca, Calvaruso, Spadafora, S.Martino, Venetico, Torregrotta, Valdina e Roccavaldina) sotto la cattedra del Priore ed Abate dell’Abbazia di S.Leone che ricopriva la carica di Arciprete. Al suo interno si possono ammirare pregevoli opere d’arte quali tele e monumenti funerari del 1700.
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